← Torna al blog

Ghiacciaio Beardmore: Analisi Approfondita

Il ghiacciaio Beardmore è uno dei grandi corridoi di ghiaccio dell'Antartide, una colossale lingua glaciale che scende dalla piattaforma di ghiaccio antartica verso la Ross Ice Shelf attraverso la Transantarctic Mountain Range. Con una lunghezza di circa 160 chilometri e una larghezza che in certi punti supera i 40 chilometri, è uno dei ghiacciai di sbocco più estesi del continente australe. Il suo nome è legato indissolubilmente alle spedizioni eroiche dell'inizio del Novecento che aprirono la via verso il Polo Sud.

La storia del Beardmore è una storia di coraggio estremo, errori tragici e straordinaria resistenza umana. Fu percorso per la prima volta nel 1908-1909 dalla spedizione di Ernest Shackleton, che lo utilizzò come via di accesso all'altopiano antartico, e poi divenne il percorso principale della spedizione di Robert Falcon Scott nel 1911-1912, nella corsa fatale al Polo Sud. Comprendere la geologia, il flusso e il contesto antartico di questo ghiacciaio significa anche rileggere uno dei capitoli più intensi dell'esplorazione umana.

Posizione e Morfologia

Il Beardmore si trova nella parte centrale della catena Transantartica, tra circa 83° e 85° di latitudine sud. Scende dall'altopiano polare, che si trova a oltre tremila metri di quota, fino al livello del mare dove si unisce alla Ross Ice Shelf. Il dislivello percorso dall'acqua di ghiaccio supera i duemila metri lungo un percorso tortuoso tra le vette e i contrafforti delle Transantarctic Mountains.

Le montagne che fiancheggiano il ghiacciaio appartengono alla Queen Alexandra Range e alla Queen Maud Range. Tra le cime che dominano il paesaggio si trovano il Monte Markham, che supera i quattromila metri, e il Monte Kyffin. Queste montagne emergono dall'altopiano glaciale come nunataks di roccia scura, offrendo le uniche superfici libere da ghiaccio in una distesa altrimenti bianca.

Dinamica del Flusso Glaciale

Come tutti i ghiacciai di sbocco antartico, il Beardmore è alimentato dall'accumulo di neve che avviene sull'altopiano polare, dove le precipitazioni nevose, sebbene scarse in senso assoluto, si accumulano senza sciogliersi per centinaia di migliaia di anni. Il ghiaccio format nell'interno del continente si sposta lentamente verso i margini, e i ghiacciai di sbocco sono i canali attraverso i quali questo ghiaccio raggiunge le coste.

La velocità di flusso del Beardmore è stata misurata con tecniche interferometriche radar da satellite. Il ghiaccio si sposta di circa 200-400 metri all'anno nelle sezioni centrali più attive, velocità relativamente modesta rispetto ad alcuni ghiacciai della Groenlandia orientale, ma coerente con il regime antartico dove le temperature sono così basse da limitare la fusione basale che lubrifica il letto glaciale.

La base del ghiacciaio è in parte a contatto con la roccia del basamento antartico e in parte su sedimenti compressi. Il calore geotermico, sebbene modesto, mantiene una sottile pellicola d'acqua alla base che favorisce lo scivolamento.

La Via di Shackleton

Nel 1908, Ernest Shackleton guidò la spedizione Nimrod verso il Polo Sud con l'obiettivo di raggiungere per la prima volta nella storia il novantesimo parallelo. La sua squadra, dopo aver attraversato la Ross Ice Shelf, si trovò di fronte alla barriera delle Transantartic Mountains. Cercando un varco verso l'altopiano, scoprirono il ghiacciaio Beardmore e, dopo una risalita estenuante tra crepacci e tempeste di neve, raggiunsero il Polo Sud quota, fermandosi a soli 156 chilometri dalla meta per scarsità di provviste.

Il ghiacciaio era stato denominato in onore di William Beardmore, industriale britannico che aveva finanziato la spedizione. Il passaggio attraverso il ghiacciaio rimase la via principale verso l'altopiano antartico per le successive spedizioni, inclusa quella fatale di Scott.

La Tragedia di Scott

Robert Falcon Scott e il suo gruppo raggiunsero il Polo Sud il 17 gennaio 1912, solo per scoprire che la spedizione norvegese di Roald Amundsen li aveva preceduti di trentatré giorni. Il ritorno attraverso il ghiacciaio Beardmore, già durissimo all'andata, si trasformò in un calvario. Le temperature erano eccezionalmente basse per la stagione, le provviste si esaurivano, e i componenti della squadra erano indeboliti da malnutrizione e congelamenti.

Edgar Evans morì ai piedi del ghiacciaio Beardmore, il 17 febbraio 1912, probabilmente per le conseguenze di una caduta in un crevasso e dell'indebolimento progressivo. La tragedia del Beardmore ha un'eco ancora più profonda perché le condizioni meteorologiche di quell'autunno australe del 1912 erano, come le ricerche posteriori hanno confermato, insolitamente severe.

Geologia Sotterranea: la Formazione Beacon

Uno degli aspetti scientificamente più significativi del Beardmore è la geologia esposta dalle montagne che lo fiancheggiano. La Transantarctic Mountain Range è composta in parte da rocce sedimentarie della Formazione Beacon, depositi devoniani e carboniferi che conservano fossili di piante e animali vissuti quando l'Antartide aveva un clima temperato.

Nel 1912, la squadra di Scott, durante la risalita del Beardmore, raccolse campioni di roccia che contenevano fossili vegetali, dimostrando l'antico clima temperato del continente. I circa sedici chilogrammi di campioni geologici trovati con i corpi degli esploratori nell'ottobre 1912 sono oggi considerati tra i più importanti reperti geologici dell'Antartide, ora conservati al Natural History Museum di Londra.

Il Beardmore nell'Era Moderna

Dopo l'Età dell'Esplorazione, il Beardmore è rimasto relativamente poco visitato dagli esseri umani, sebbene sia stato più volte sorvol ato e fotografato da aeromobili e osservato dai satelliti. La stazione antartica italiana Mario Zucchelli, situata a Baia Terra Nova, è la base italiana per la ricerca antartica, ma si trova a grande distanza dal Beardmore. La stazione americana McMurdo e la Stazione Scott sono situate più vicino alla Ross Ice Shelf, dalla quale il ghiacciaio è accessibile in principio, sebbene le traversate in questa direzione siano rare.

I dati di monitoraggio satellitare indicano che il Beardmore non ha subito cambiamenti drammatici di dimensione o velocità comparabili a quelli osservati su alcuni ghiacciai della penisola antartica, come il Pine Island o il Thwaites. La sua posizione geografica nell'Antartide orientale lo protegge parzialmente dai venti più intensi e dalle correnti oceaniche calde che destabilizzano i ghiacciai costieri della parte occidentale del continente.

Contesto nella Ross Ice Shelf

Il Beardmore è uno dei numerosi ghiacciai di sbocco che alimentano la Ross Ice Shelf, la piattaforma di ghiaccio galleggiante più grande del mondo con una superficie di circa 500.000 chilometri quadrati. La Ross Ice Shelf funge da barriera che rallenta il flusso dei ghiacciai antartici verso l'oceano: se si indebolisse o collassasse, i ghiacciai a monte accelererebbero la loro discesa verso il mare, contribuendo in modo significativo all'innalzamento del livello del mare.

Il monitoraggio della stabilità della Ross Ice Shelf è pertanto una priorità della ricerca glaciologica internazionale. Cambiamenti nelle temperature oceaniche sottostanti e nella frequenza degli eventi di distacco di iceberg vengono seguiti con attenzione da stazioni e osservatori sparsi attorno al continente.

Esplora la mappa dei ghiacciai per vedere la posizione del Beardmore nel contesto dell'Antartide e confrontarlo con gli altri grandi ghiacciai di sbocco del continente più freddo della Terra.

Importanza Scientifica Contemporanea

Il Beardmore e le montagne circostanti ospitano siti di raccolta di meteoriti antarctiche tra i più importanti al mondo. I flussi di ghiaccio che convergono verso la catena Transantartica portano in superficie meteoriti precipitate in aree remote dell'altopiano e trasportate per migliaia di anni verso i margini. I meteoriti antartici rappresentano una percentuale significativa del totale dei campioni extraterrestri disponibili per la ricerca e comprendono frammenti provenienti dalla Luna, da Marte e da asteroidi diversi.

Le spedizioni di raccolta meteoriti nei pressi del Beardmore, coordinate da istituzioni americane, giapponesi e europee, hanno recuperato nel corso dei decenni migliaia di campioni di valore incalcolabile per la comprensione della formazione del sistema solare.